Marcuse
Herbert Marcuse: vita e pensiero
Herbert Marcuse nasce nel 1898 a Berlino, in Germania. Studia filosofia e partecipa alla Prima guerra mondiale. In seguito entra a far parte della Scuola di Francoforte, insieme ad Adorno e Horkheimer. Con l’ascesa del nazismo lascia la Germania e si trasferisce negli Stati Uniti, dove insegna in diverse università. Negli anni Sessanta diventa un punto di riferimento per i movimenti studenteschi e di protesta. Muore nel 1979.
Marcuse sviluppa una critica della società industriale moderna, sia capitalista sia comunista, sostenendo che entrambe limitano la libertà dell’uomo attraverso il controllo sociale e il conformismo.
La sua opera più famosa è L’uomo a una dimensione. In questo libro afferma che la società moderna rende gli individui “a una sola dimensione”, cioè incapaci di pensare criticamente e di immaginare alternative. Le persone vengono integrate nel sistema attraverso il consumismo, la pubblicità e i mass media.
Secondo Marcuse la società impone una repressione addizionale, cioè un controllo che va oltre quello necessario alla convivenza civile. Gli individui credono di essere liberi, ma in realtà i loro desideri e bisogni sono manipolati dal sistema economico e sociale.
Importante è anche la riflessione sulla liberazione dell’uomo. Marcuse pensa che l’arte, la fantasia e l’immaginazione possano opporsi alla società repressiva, perché permettono di immaginare un mondo diverso e più umano. Per questo attribuisce all’arte una funzione quasi salvifica e rivoluzionaria.
Secondo Marcuse la ribellione può nascere soprattutto dai giovani, dagli studenti, dagli emarginati e da tutti quei gruppi esclusi dal benessere della società industriale. Negli anni Sessanta le sue idee influenzano fortemente i movimenti di protesta.
Tra le sue opere principali ci sono:
-L’uomo a una dimensione
-Eros e civiltà
-Ragione e rivoluzione



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