Schelling



Filosofia di Schelling
Schelling parte dall’idea che il principio assoluto sia l’unità originaria di spirito e natura. Non esiste una separazione netta tra soggetto e oggetto: entrambi sono manifestazioni di un unico fondamento, l’Assoluto. Rispetto a Fichte, che aveva contrapposto Io e non-Io in un rapporto dialettico, Schelling supera questa opposizione: per lui sia l’Io (spirito) sia il non-Io (natura) hanno la stessa radice nell’Assoluto, e dunque non sono due realtà contrapposte ma due aspetti complementari della stessa unità.

Questo principio non può essere colto attraverso il pensiero analitico o la pura riflessione, perché queste dividono e distinguono. L’Assoluto si può cogliere solo con l’intuizione intellettuale, una forma immediata di conoscenza capace di afferrare l’unità profonda di tutte le cose.

La filosofia ha due direzioni complementari: la filosofia della natura, che considera la natura come una forza dinamica e produttiva, e la filosofia dello spirito, che mostra come lo spirito umano si sviluppi fino a riconoscere se stesso come parte dell’Assoluto.

Il ruolo dell’arte
Per Schelling l’arte ha un valore altissimo, persino superiore alla filosofia stessa. L’opera d’arte è capace di unire conscio e inconscio, libertà e necessità, rivelando l’Assoluto in una forma immediata e sensibile. Nell’arte c’è sempre un senso che va oltre ciò che l’artista voleva esprimere. Per questo l’attività creativa dell’artista è affine all’attività infinita dell’Assoluto, che continuamente unisce natura e spirito.

Opere principali
Tra gli scritti più importanti di Schelling ci sono Idee per una filosofia della natura (1797), in cui sviluppa la sua visione dinamica della natura, e Sistema dell’idealismo trascendentale (1800), dove espone il rapporto tra Io, non-Io e Assoluto. Importante è anche la Filosofia dell’arte (1802-1803), dove attribuisce all’arte il ruolo privilegiato di rivelazione dell’Assoluto.





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